Alcuni chiarimenti sul cannabidiolo (CBD)

Cos’è il CBD? Qualche informazione in più.

Sulla scia della crescente tendenza di mercato del momento capita spesso di venire in contatto con la sigla CBD, ovvero le tre lettere che stanno a indicare il cannabidiolo, uno degli oltre cento cannabinoidi presenti all’interno della pianta della cannabis. Meno conosciuto rispetto al suo antagonista Δ9-THC (delta-9-tetraidrocannabinolo), noto per gli effetti psicoattivi, ma non per questo di minore importanza. Potremmo invece affermare che l’importanza e la notorietà del CBD sono in un fantastico stato di work in progress, ma capiamo meglio il perché e soprattutto approfondiamo questa domanda: cos’è il CBD?

A livello pratico, il CBD non è mai stato inserito da parte dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), nemmeno durante l’ultimo meeting di fine novembre 2017, all’interno di nessuna tabella di sostanze da sottoporre ad un controllo internazionale, e non fa nemmeno parte delle liste relative alle Convezioni Internazionali per il Controllo delle Sostanze Psicotrope del 1961, 1971 e 1988. Tutto questo perché non è presente alcuna prova che il CBD come sostanza sia responsabile di effetti dannosi o in grado di sviluppare dipendenza, tipici invece degli elementi identificati in tali liste1.

Nonostante ciò, numerosi studi dimostrano la positiva interazione che si viene a creare tra il CBD e i vari recettori del nostro organismo (in particolar modo i recettori CB1 e CB2), con potenziali effetti terapeutici, tanto da renderlo un ottimo antiossidante, antinfiammatorio, anticonvulsivante, antiemetico, ansiolitico e antipsicotico. Come dimostra Michale Bloomfield nel suo Endocannabinoid Modulation of Dopamine Neurotransmission2, sono presenti molti segnali che evidenziano come il sistema endocannabinoide sia coinvolto nella fisiopatologia della schizofrenia e una maggiore comprensione di questi meccanismi è in grado di portare a nuovi rimedi e trattamenti verso questo tipo di problemi. Per darne una definizione, «Il sistema endocannabinoide è un complesso sistema endogeno di comunicazione tra cellule, composta da recettori endocannabinoidi, i loro ligandi endogeni (gli endocannabinoidi) e le proteine coinvolte nel metabolismo e nel trasporto degli endocannabinoidi; sistema di grande importanza per il normale funzionamento dell’organismo. Prende il suo nome dalla pianta di cannabis poiché alcuni fitocannabinoidi in essa presenti, tra cui il THC, mimano gli effetti degli endocannabinoidi legandosi ai medesimi recettori. La maggior parte dei neurotrasmettitori sono stati scoperti molto prima dei recettori corrispondenti ai quali si legano per svolgere la loro azione sul Sistema Nervoso Centrale (SNC). Tuttavia, nuove tecniche di studio e di ricerca hanno teso a rovesciare questa tradizione e, come già nel caso della scoperta del sistema oppioide endogeno, anche nel caso degli endocannabinoidi, essi sono stati individuati dopo la scoperta dei loro recettori, i quali erano stati identificati grazie ai fitocannabinoidi.»3

Sempre a dimostrazione del crescente interesse sul potenziale terapeutico del CBD e delle sue proprietà antipsicotiche e ansiolitiche, ulteriori studi sono stati portati avanti su pazienti con disturbi a livello mentale, tra i quali spicca un interessante studio clinico durato quattro settimane, come riportato in Effect of Cannabidiol on Symptoms, Distress and Neurophysiological Abnormalities in Clinical High-Risk for Psychosis Patients: a Placebo-Controlled Study4, su un campione di 33 pazienti ad alto rischio di psicosi è stata condotta una terapia di 21 giorni alternando somministrazione di CBD e di placebo utilizzando la pratica del blind-test, con un risultato sorprendente: dei 16 su 33 pazienti trattati con il CBD, 2 soggetti hanno confermato una estrema riduzione dell’ansia; 3 una grande attenuazione dell’angoscia associata a sintomi psicotici e 14 una tendenza verso una più ampia riduzione dell’intensità dei sintomi psicotici, comparati ai 17 pazienti trattati con un placebo. Ulteriori conferme si sono aggiunte poi alle proprietà del CBD relativamente all’attenuazione di sintomi di ansia o di fobia sociale derivanti dall’esser costretti a parlare in pubblico.

In conclusione possiamo affermare che il CBD, non possedendo gli effetti psicoattivi del THC, e non creando quindi nessun effetto “sballo”, si configura come un’interessante alternativa per coloro che cercano sollievo da dolori o da altri sintomi, senza le gli effetti collaterali spesso connessi appunto a marijuana ad alto contenuto di THC o ad altri farmaci di natura più chimica. Il CBD può essere assunto in diverse forme, delle quali parleremo nel prossimo articolo.

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Nota bene: tutte le informazioni presenti all’interno del presente articolo sono da intendersi con il solo scopo informativo; esse non sostituiscono in alcun modo il parere medico e non rappresentano una prescrizione o una cura. Si consigli di consultarsi con il proprio medico prima di assumere qualsiasi sostanza.

Note:
1. Il prossimo incontro da parte dell’OMS in cui si dibatterà sulla tematica del CBD si terrà a maggio 2018, con un focus maggiore incentrato sui preparati e sugli estratti di cannabis contenenti quasi esclusivamente CBD. World Health Organization (2017), Letter DG 39th ECDD Recommendations, Ginevra, Svizzera.
2. Michael Bloomfield, Endocannabinoid Modulation of Dopamine Neurotransmission, University College London, in Schizophrenia Bulletin, Volume 44, Issue suppl_1, 1 April 2018.
3. Bellamoli Elisa, Seri Catia, Rimondo Claudia, Serpelloni Giovanni, Schifano Fabrizio, Il sistema endocannabinoide e le sue funzioni, Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento Politiche Antidroga.
4. Sagnik Bhattacharyya, Robin Wilson, Paul Allen, Matthijs Bossong, Elizabeth Appiah-Kusi, Philip McGuire, Effect of Cannabidiol on Symptoms, Distress and Neurophysiological abnormalities in Clinical High-Risk for Psychosis Patients: a Placebo-Controlled Study, Institute of Psychiatry, Psychology & Neuroscience, King’s College London; Brain Center Rudolf Magnus, University Medical Center Utrecht.

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