CBD: non è tutto oro quel che luccica

CBD spruzzato e terpeni aggiunti: nuova moda del mercato

Ancora una volta  WEEDUP® ha avuto modo di confrontarsi con i ragazzi di BKL 9 (Bologne Kultur Lab) per ulteriori approfondimenti sulla cannabis. Questa volta, in occasione dell’Indica Sativa Trade, una delle maggiori fiere della canapa del nostro Paese, si sono toccati alcuni temi importanti, come ad esempio il nuovo fenomeno che si sta verificando molto spesso ultimamente: CBD spruzzato o aggiunto artificialmente, insieme a terpeni e altre profumazioni, per rendere le infiorescenze più appetibili all’aspetto, lasciando però disattese le aspettative del consumatore finale. Oppure la nuova tecnica di importazione, che “cuoce” le infiorescenze con alto THC in una sorta di microonde per eliminarne la componente psicoattiva, con il “piccolo” effetto collaterale che insieme al THC vengono bruciati anche tutti gli altri cannabinoidi, danneggiando tantissimo le infiorescenze.

Per questo WEEDUP® seleziona solo infiorescenze prodotte 100% in Italia da sementi certificate a livello europeo, con un CBD che è quello sviluppato organicamente dalla pianta, non addizionato con nessun elemento sintetico.

CannaBologna #4
Una pianta non poi così verde

Bologna Kultur Lab @BKL_2018

Dall’arrivo della cannabis “light” in Italia, i produttori si sono battuti per la ottenere la maggiore fetta di questo nuovo mercato. Dietro le quinte, non è però tutto roseo nella terra di Ganja. Reportage all’IndicaSativa Trade, la più grande fiera italiana della cannabis.

“Sai, tutte queste storie, credo siano leggende metropolitane”. Dietro il suo stand, Kevin, 27 anni, occhiali e barba nera, vuole essere rassicurante. La sua cannabis è naturale, coltivata in Italia da un produttore da lui stesso scelto. Non è stato modificato o trasformato.

Queste storie sono quelle consentite dalla legge 242 del 2 dicembre 2016, troppo ambigua e “poco chiara” (cfr. CannaBologna n. 1).

Kevin è uno dei 130 espositori della 6a edizione dell’IndicaSativa Trade, che si tiene all’Unipol Arena di Bologna dal 18 al 20 maggio. Questa mostra, dedicata alla cannabis e a tutti i suoi derivati, è la più grande d’Italia.

“Il nostro CBD è al 18%. Non utilizziamo spray sulle nostre piante. Facciamo le cose bene. Gli altri, non lo so…[ride]”.
Il CBD, letteralmente cannabidiolo, è – insieme al THC (tetraidrocannabinolo) – uno dei 113 cannabinoidi presenti nella cannabis.

In Italia, da questa legge, le aliquote di CBD e THC sono limitate rispettivamente al 25 e allo 0,6%. Su ogni stand, il tasso di CBD non supera il 20%. Il THC, d’altra parte, è compreso tra lo 0,2 e lo 0,4%. In tutto il salone, si esibiscono valori congrui.

“Dalla ganja al microonde”.

Alessandro Spadoni non ci crede. È il responsabile del negozio “WeedUp”, a pochi metri da Palazzo Hercolani, in Strada Maggiore. Prima di allora, Alessandro coltivava cannabis ad Amsterdam.

Come prova della sua buona etica professionale verso i clienti, Alessandro ha installato un microscopio sul suo bancone per mostrare di che cosa è fatta la sua cannabis.

Questi piccoli cristalli sono i cannabinoidi che si trovano nel fiore della cannabis. Giovedì 17 maggio 2018 aveva appena ricevuto un campione “dubbio” dai Paesi Bassi. “I ragazzi lo cuocevano al microonde. L’obiettivo è portare i livelli di THC al di sotto dello 0,6%. Poi si spruzza il tutto con spray per aumentare l’odore del prodotto e lo si immette sul mercato. Credetemi, è merda”, dice Alessandro.

A sinistra, una infiorescenza di cannabis cotta al microonde. I cannabinoidi erano tutti bruciati, come tutto il fiore. A destra, una varietà di cannabis “light” inalterata.

Cannabusiness

Il più grande produttore di cannabis in Italia si chiama “EasyJoint”. Il suo proprietario, Luca Marola, governa un impero che copre l’85% del mercato italiano. L’azienda è anche il primo sponsor di IndicaSativa Trade. Il 16 maggio 2017, giorno della legalizzazione de facto della cannabis leggera, EasyJoint è stata la prima società ad entrare in questo nuovo mercato. Molte storie circolano sul conto di Luca Marola.

Ex politico, membro dei radicali italiani, avrebbe sentito parlare della legge 242 prima della sua pubblicazione. Avrebbe poi usato le scappatoie della legge per affrettarsi a farlo e diventare il primo produttore di cannabis del paese, che oggi è. Un’altra voce vuole che abbia comprato parte di alcuni terreni dedicato alla coltivazione di cannabis per 1300 euro per ettaro, una somma ridicola.

Nei corridoi dell’IndicaSativa, dove si sente più la “vera” cannabis che quella “light”, i commenti sono meno accusatori. Rimane tuttavia lucido. “EasyJoint” non sembra avere molti amici qui. I loro prodotti sono spesso dichiarati “crappy” dagli altri produttori presenti. Si ribadisce inoltre che l’azienda “pensa solo al denaro, a scapito della qualità della pianta”.

Fuori dall’Unipol Arena, troviamo un sardonico Luca Marola, che risponde a questi attacchi… con un certo sfarzo:

Come molti altri presenti al salone, Luca Marola vuole che la legge 242 venga cambiata ed estesa al di là della sola leggera. Per quanto riguarda quest’ultimo, ha chiesto che il tasso massimo di THC sia aumentato tra l’1% e il 2% per avere più spazio di manovra sul tasso di CBD. L’argomentazione ufficiale è che conferirebbe maggiori poteri ai consumatori. Ufficiosamente, da parte dei produttori, è un’altra storia…

Di Luc Oerthel e Théophile Larcher.

Tradotto dal francese da WEEDUP®

Clicca qui per leggere l’articolo in lingua originale

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