CBD e insonnia: un potente alleato

Efficacia dell’olio di CBD per trattare ansia e insonnia pediatrica come conseguenza del disturbo da stress post-traumatico

(di Scott Shannon e Janet Opila-Lehman)

INTRODUZIONE
L’olio di cannabidiolo (CBD) è un componente naturale della canapa industriale e della marijuana, collettivamente chiamate cannabis. L’olio di CBD è uno degli almeno 85 composti cannabinoidi presenti all’interno della cannabis ed è popolare per i suoi benefici medici. Dopo il tetraidrocannabinolo (THC), l’olio di CBD rappresenta il secondo componente più abbondante nella cannabis. Altri nomi per l’olio di CBD includono olio di canapa ricco di CBD, olio di CBD derivato dalla canapa, o olio di cannabis ricco di CBD. Considerato generalmente sicuro, il CBD è stato usato in medicina per decenni, tuttavia, il CBD non rappresenta la marijuana medica e dovrebbe essere distinto dai ceppi di quest’ultima ad alto contenuto di CBD, ma che contengono anche THC, come ad esempio la “Charlotte’s Web”.

Anche il composto più abbondante della cannabis, il THC, è un cannabinoide, responsabile per indurre l’effetto psicoattivo, lo “sballo“. Una pianta di cannabis ha quantità diverse di CBD e THC a seconda del ceppo e quindi fornisce diversi effetti ricreativi o medicinali. Il profilo cannabinoide della canapa industriale o della marijuana medica è ideale per chi cerca i benefici medici del CBD senza lo “sballo“ del THC.

Il meccanismo d’azione del CBD è multiforme. All’interno del corpo umano sono due i recettori dei cannabinoidi noti: CB1 e CB2. I recettori CB1 si trovano principalmente nel cervello e modulano il rilascio dei neurotrasmettitori in modo da prevenire un’eccessiva attività neuronale (calmando e riducendo così l’ansia), così come riducono dolore, infiammazione, regolano il movimento e il controllo della postura, e regolano la percezione sensoriale, la memoria e le funzioni cognitive. Un legante endogeno, l’anandamide, che si forma in maniera naturale all’interno del nostro corpo, si lega ai recettori CB1 attraverso il sistema di accoppiamento a proteina-G. Il CBD ha un effetto indiretto sui recettori CB1 fermando la scomposizione enzimatica dell’anandamide, permettendogli di rimanere più a lungo nel sistema e di fornire benefici medici. Il CBD ha un effetto lieve sui recettori CB2, che si trovano nella periferia del tessuto linfoide. Il CBD aiuta a mediare il rilascio di citochine dalle cellule immunitarie in modo da ridurre l’infiammazione e il dolore.

Altri meccanismi d’azione del CBD includono la stimolazione dei recettori del dolore vanilloidi (recettore TRPV-1), che sono noti per mediare la percezione del dolore, dell’infiammazione e della temperatura corporea. Inoltre il CBD può esercitare il suo effetto anti-ansia attivando i recettori dell’adenosina che svolgono un ruolo significativo nella funzione cardiovascolare e causare un ampio effetto antinfiammatorio in tutto il corpo. Ad alte concentrazioni, il CBD attiva direttamente il recettore della serotonina 5-HT1A, conferendo così un effetto antidepressivo. Il cannabidiolo è risultato essere un antagonista del potenzialmente nuovo terzo recettore dei cannabinoidi, il GPR55, nel nucleo del caudato e nel putamene, che se stimolato può contribuire all’osteoporosi.

A partire dagli anni ’40, un numero considerevole di articoli pubblicati si è occupato di chimica, biochimica, farmacologia ed effetti clinici del CBD. L’ultimo decennio ha mostrato un notevole aumento della letteratura scientifica sul CBD, grazie alla sua identificazione come rimedio contro nausea e vomito, oltre che alle sue proprietà efficaci nel combattere i disturbi psicotici, ridurre l’infiammazione, diminuire l’ansia e la depressione, migliorare il sonno e aumentare il senso di benessere. I risultati presentati alla Società Internazionale di Ricerca sui Cannabinoidi del 2015 durante il 25° Simposio Annuale hanno riportato l’uso del CBD come benefico per la fibrosi renale e l’infiammazione, la sindrome metabolica, il sovrappeso e l’obesità, la sindrome da anoressia-cachessia e la modificazione dell’osteoartrite e di altre condizioni muscoloscheletriche.

Sebbene gli studi abbiano dimostrato gli effetti calmanti, antinfiammatori e rilassanti del CBD, i dati clinici relativi ai casi reali sono minimi. Questo caso studio offre la prova che il CBD è efficace come trattamento alternativo sicuro ai farmaci psichiatrici tradizionali per ridurre l’ansia e l’insonnia.

PRESENTAZIONE DEL CASO
Una bambina di dieci anni si è presentato a gennaio 2015 per una nuova valutazione dei suoi comportamenti legati alla diagnosi di disturbo da stress post-traumatico (PTSD) in seguito a un abuso sessuale. I suoi problemi principali includevano ansia, insonnia, scoppi di ira a scuola, tendenze suicide e comportamenti autodistruttivi. È venuta accompagnata dalla nonna, che ha la custodia permanente della paziente, e dal fratello minore.

La nostra paziente è stata sottoposta a una valutazione iniziale nel gennaio 2012 e ha ricevuto una diagnosi di PTSD come conseguenza dell’abuso sessuale sulla base della sua storia, delle sue osservazioni cliniche e dei suoi comportamenti. Suo padre era morto sei mesi prima in un incidente automobilistico, e i nonni materni della nostra paziente sono diventati i suoi tutori permanenti. Prima della morte del padre, la nostra paziente non veniva praticamente mai supervisionata né da parte del padre né da parte della madre. Un ragazzo di 11 anni l’aveva molestata quando aveva 3 anni. La sua storia clinica include anche la madre con dipendenza da metadone, alcolismo, disturbo bipolare e depressione. La madre ha inoltre fatto uso di marijuana durante tutta la gravidanza con la ragazza. La paziente si è presentata nel gennaio 2012 mostrando comportamenti aggressivi, disobbedienti, impulsivi e sessualmente inappropriati. Ha anche dimostrato bassa autostima e ansia e aveva un sonno difficile (inquieto, interrotto, e non in grado di dormire da sola).

Nel corso del 2012 sono stati effettuate analisi di laboratorio che hanno escluso una disfunzione tiroidea e una carenza di ferro o di vitamina D. La paziente è stata avviata verso un regime di 1 mg per notte di melatonina, che l’ha aiutata con la durata del sonno. Tre grammi di inositolo tre volte al giorno e 500 mg al giorno di olio di pesce eicosapentaenoico sono stati utili anche per ridurre gli stati di ansia. È stato avviato uno studio sulla clonidina, che ha portato ad allucinazioni ed è quindi stato interrotto. La paziente è stata portata poi verso un regime di 25 mg di imipramina al momento di coricarsi per diminuire l’ansia, il che sembrava essere efficace. Sono poi iniziate le sessioni di consulenza; la paziente ha continuato la psicoterapia per tre anni, ma non è stata visitata di nuovo nella nostra clinica fino al suo ritorno a gennaio 2015, quando non stava assumendo nessuno farmaco o integratore.

Al ritorno della paziente nel gennaio 2015, essa ha mostrato gli stessi sintomi prominenti presenti al momento della sua prima visita. A quel tempo, il trattamento iniziale comprendeva i seguenti integratori e farmaci per aiutare il suo sonno e l’ansia: melatonina, 5 mg a notte, magnesio, 300 mg al giorno e difenidramina (Benadryl) 25 mg a notte. La nostra paziente ha dimostrato lievi miglioramenti, ma stava ancora avendo scoppi di ira a scuola, era difficile da gestire a livello domestico, e l’ansia di fondo continuava.

L’olio di cannabidiolo è stato esplorato come potenziale trattamento aggiuntivo per aiutarla con insonnia e ansia, ma abbiamo rinviato di due mesi mentre aspettavamo una risposta da altri interventi. La nonna ha preferito ridurre il carico farmacologico a causa della mancata risposta a lungo termine della nipote agli psicofarmaci.

Nel marzo 2015 le è stato raccomandato come potenziale trattamento aggiuntivo l’olio di CBD per aiutarla con insonnia e ansia, e sua nonna ha fornito il consenso informato completo. La nostra paziente è stata sottoposta alla Scala del Disturbo del Sonno per i Bambini e allo Screening per i Disturbi Correlati all’Ansia prima di assumere l’olio CBD e successivamente ogni mese per i successivi cinque mesi. I punteggi dei test sulla scala dei disturbi del sonno per i bambini e sullo screening per i disturbi correlati all’ansia hanno dimostrato un miglioramento.

Una prova con gli integratori di CBD (25 mg) è stata poi avviata al momento di coricarsi, unita a 6 mg (per arrivare fino a 12 mg) di CBD spray sublinguale somministrati durante il giorno, come rimedio contro l’ansia. Si sono osservati un graduale aumento della qualità e della quantità del sonno e una diminuzione dell’ansia. Dopo cinque mesi la paziente dormiva nella sua stanza per più notti consecutive ed è riuscita a gestire il nuovo anno scolastico senza difficoltà. Non sono stati osservati effetti collaterali conseguenti all’assunzione di olio al CBD.

DISCUSSIONE
Gli studi riconoscono la prevalenza di un disturbo del sonno che provoca ansia successivamente a un’esperienza traumatica. La nostra paziente stava sicuramente passando attraverso questo fenomeno, ulteriormente aggravato dalle stressanti attività quotidiane.

Il principale risultato di questo caso studio è che l’olio di CBD può rivelarsi un composto efficace per ridurre l’ansia e l’insonnia secondaria al disturbo da stress post-traumatico. Una rassegna della letteratura ci suggerisce alcuni benefici conseguenti all’uso di CBD, per via dei suoi effetti ansiolitici e per le sue proprietà che favoriscono il sonno. Studi su animali sostengono l’uso di questo trattamento e riferiscono che “il CBD può bloccare l’alterazione del sonno indotta dall’ansia attraverso il suo effetto ansiolitico sul cervello”.

Il punto di forza di questo caso particolare è che la nostra paziente non stava assumendo farmaci (a parte la difenidramina non prescritta) ma solo integratori nutrizionali e l’olio CBD per controllare i sintomi. I suoi punteggi sulla scala del sonno e sulla scala di ansia sono costantemente diminuiti per un periodo di cinque mesi. Alla fine è stata in grado di dormire tutta la notte per più notti nella sua stanza, era meno ansiosa a scuola e a casa, e ha mostrato comportamenti appropriati. La nonna della paziente (la sua assistente) ha riferito: “i comportamenti di mia nipote sono sicuramente migliorati da quando assume il CBD. L’ansia non è scomparsa, ma non è nemmeno così intensa ed è molto più facile gestire le situazioni quotidiane. Ora dorme in camera sua la maggior parte del tempo, cosa che non è mai accaduta prima”.

Dovranno essere condotti ulteriori studi per determinare la permanenza dei comportamenti positivi della nostra paziente e per quanto tempo dovrà continuare a prendere l’olio di CBD. Non abbiamo una base ragionevole per raccomandare il dosaggio dalla letteratura scientifica. Tuttavia, nella nostra esperienza, questo supplemento dato in quantità da 12 a 25 mg una volta al giorno sembra fornire sollievo dai sintomi chiave con effetti collaterali minimi. Il nostro paziente non ha espresso alcuna lamentela o disagio conseguente all’uso di CBD. Abbiamo indagato regolarmente per verificare l’eventuale comparsa di mal di testa, stanchezza, diminuzione dell’appetito o agitazione, oltre a condurre una valutazione psichiatrica di routine. Sebbene il CBD sia considerato generalmente sicuro, gli effetti a lungo termine devono ancora essere studiati.

L’obiettivo finale è quello di ridurre gradualmente l’uso dell olio di CBD e di fare transitare la nostra paziente verso strategie alternative di gestione come ad esempio lo yoga, la meditazione, insieme ad altre attività terapeutiche.

Traduzione dall’inglese a cura di WEEDUP®

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Nota bene: tutte le informazioni presenti all’interno del presente articolo sono da intendersi con il solo scopo informativo; esse non sostituiscono in alcun modo il parere medico e non rappresentano una prescrizione o una cura. Si consigli di consultarsi con il proprio medico prima di assumere qualsiasi sostanza.

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